[L'autrice ricorda che il personaggio di Ariel e relativi familiari sono personaggi inventati]
In certi giorni di pioggia, avrei voglia di tornare bambina, stendere il plaid in mezzo alla stanza e fare il pic nic dentro casa.
Ma credo che alla veneranda età di ventisei anni...se mia madre mi scoprisse
..Beh...mi farebbe la ramanzina anche solo per averci pensato ad una simile idea.
Mi chiamo Ariel, si come la sirenetta, ma mamma grande fan di Shakespeare mi ha chiamata così in onore dello spiritello birichino della commedia La tempesta.
Malgrado i miei studi...al momento non lavoro, quando mai malgrado le proprie qualifiche, una ragazza trova facilmente lavoro in Italia, qualche mese fa ho fatto giusto un trimestre in un negozio di abbigliamento giù in città, ma poi mi hanno lasciato a casa.
Tipico...
Ho i capelli castani, color mogano, tendenti al rosso, specie in estate che schiarendo diventano rossi del tutto.
E grandi occhi verdi.
Zia Luisa mi dice sempre che se mi tenessi un po' meglio, potrei fare la modella, come lei.
Si, stronza ed acida con la passione per la linea?
Col cavolo, nessuno mi porti via la mia cioccolata o azzanno.
Specie se calda con una bella dose di panna montata.
Siamo ai primi di dicembre e il cielo non smette di piangere...non potrò fare il pic nic, chiusa in casa, ma almeno in camera, distendo il plaid verde, e mi stendo su di quello a guardare il soffitto a braccia e gambe aperte, a stella marina insomma, da sotto il pavimento arriva il calore dei tubi, è così...riposante.
Ma la pace dura per poco, Paride, il mio fratellone, è appena tornato dal lavoro e sta correndo sulle scale probabilmente sta andando a cambiarsi d'abito prima di uscire con gli amici e la sua nuova fiamma, sento le vibrazioni dei suoi passi dal pavimento, come pure il suo bussare pesantemente alla mia porta.
Sbuffo, mi alzo dal pavimento e vado ad aprire.
"Ehi, sorellina, non è che mi presti il tuo chiodo?" Domanda con quel suo sorrisetto affascinate da don Giovanni.
Paride ha dieci anni in più di me ed è ancora qui a scassare le palle.
Il chiodo in questione me lo sono comprata anni fa con i miei risparmi è chiaramente un giubbotto di pelle maschile piuttosto grande di maniche e spalle, ma è ottimo per nascondere le tette ingombranti come le mie e il profumo della pelle mi fa impazzire ed eccitare di brutto.
Paride ripercorre con lo sguardo la mia tuta da Totoro:
"Ancora in pigiama stai? Sono le sette di sera!"
"Prima di tutto non è un pigiama e poi, no, non te lo presto"
Gli occhi azzurri di quello stronzo di mio fratello si fanno acquosi come quelli di un cucciolo
"Daaai, questa sera c'è la serata anni cinquanta da Jibs, non posso mancare con il mio chiodo"
"Il MIO chiodo vorrai dire" lo correggo ingurgita "tu il tuo lo hai rotto facendo lo scemo in moto e il mio, ha ancora le bruciature di sigaretta dell'ultima volta, ergo ora ti fotti"
Paride si riavvia i capelli biondi, fini e lisci da divo del cinema sospirando appoggiato con il gomito destro allo stipite della porta.
"Ti do venti euro se me lo presti"
"Cinquanta"
"Trenta, non uno di più"
"Con trenta il chiodo viene con me, dolcezza"
"Sei proprio stronza sorellina"
Intanto dal piano di sotto si sente la voce di mamma:
"Paride? I tuoi amici ti stanno aspettando! Non incantarti in bagno come al solito"
Mio fratello alza gli occhi al cielo e leva dalla tasca dei jeans il portafoglio, per porgermi la banconota da cinquanta euro, che gli sfilo in fretta di mano e gli chiudo la porta in faccia, non voglio che veda i poster che tengo dentro l'armadio.
"Ariel muoviti" brontola il fratellone mentre io prelevo dal armadio il mio preziosissimo chiodo.
"Arrivo!" rispondo incespicando sul plaid e dando di fatto una bella botta di naso sulla porta di camera.
"Che cazzo stai a fare?" domanda mio fratello al tonfo
"Nulla nulla" ribatto massaggiandomi il viso e socchiudo di nuovo la porta per far sfilare fuori l'omino con il chiodo appeso "ecco a te, e attento a non rovinarlo"
Ma non ho nemmeno tempo di finire di parlare che lui ha preso la giacca di pelle e sta correndo al piano inferiore bello come un dio.
Premetto...non ho alcun complesso di Elettra, ma sul fatto che mio fratello sia un figo me lo hanno sempre detto tutte le ragazze che ho avuto la sfortuna di avere come compagne al liceo.
Che mi rompevano le palle per avere suggerimenti su come attirare la sua attenzione.
Comunque sia, finalmente libera dalle rotture fraterne, vado ad infilare la banconota in un barattolo, potrei tenere quei soldi sul mio conto in posta, ma di fatto, sto tenendo da parte per la prossima gita a Milano...
Gita...ci vado da sola a fare sta gita, ma ho voglia di vedere e visitare parecchia roba incluso il Crazy cat cafè, non lontano dalla stazione centrale...
Adoro i gatti, ma da quando il vecchio Socrate ci ha lasciati, mamma non mi ha più permesso di tenerne uno in casa e mio padre... rimanda tutto sempre a lei, visto che è sempre in viaggio per lavoro.
E la scusa negli ultimi cinque anni è sempre quella...tutti lavorano, io dovrei lavorare e non c'è tempo di allevare un altro gattino.
Anche a proporre di adottare un gatto adulto...nada.
Torno a sedermi sul plaid, portandomi sulle ginocchia il mio portatile...forse dovrei prenderne uno nuovo...
Tra le tante spese di questo Natale...ma in fondo...ci sono affezionata.
Il cingalino mi avverte che ha connesso Skype ma questa sera non ho voglia, apro direttamente Chrome e vado su YouTube scorrendo le mie iscrizioni... c'è parecchia roba in lingua inglese ma non ho sbatta di starla a vedere, un tizio inglese fa il formaggio grigliato color arcobaleno, è osceno.
O forse è più oscena la mozzarella tagliata a julienne che vendono al estero e che la gente usa per simili stronzate.
Dalla tromba delle scale mia madre mi chiama, mi affaccio per sentire cosa ha da dire, il sedere ancora appiccicato a terra e il busto che esce da fuori dalla porta.
"ARIEL!"
"Che c'è?" tuono a pieni polmoni
"Paride è uscito, e io vado, ti ho lasciato le lasagne in forno, vedi di non fare tardi attaccata al pc"
"Va bene mamma, buona serata" e tendo le orecchie per sentire mia madre chiudere la porta d'ingresso.
Va a cena con le sue amiche di yoga, papà è come al solito in viaggio per lavoro, ho casa tutta per me...
E io mi torno a chiudere in camera, non ho tanta fame...
Scorro la pagina di YouTube e seleziono a caso una delle ultime live di Leo.
Leonardo Decarli è per lo più l'idolo delle minorenni che mio, non sono una sua grandissima fan, ma mi piace ascoltare la sua voce, quando non fa il castoro.
La canzone che ha fatto uscire quest'estate, mi ha preso bene...
Poso il pc a terra e torno a guardare il soffitto, anzi il sotto tetto di camera, con le sue travi a vista.
Fisso il soffitto ripercorrendo ogni dannatissisma crepa che ho ripercorso più volte, ascoltando la voce di quel ragazzo, siamo praticamente coetanei però boh.
Mi ispira simpatia...a volte mi fa venire voglia di strapazzarlo di coccole, lui e il suo gatto...a volte...vorrei solo conoscerlo e parlargli, come è successo tre anni fa al raduno del compleanno di Andrea Baglio, c'era anche Michael Righini.
Ma...con Leo...boh... potrebbe essere interessante, sento una certa empatia, anche quando canta.
Sorrido, mi sguscia un sorriso dalle labbra a quel pensiero.
Mentre la stanza inizia a girare intorno a me....
Oh... finalmente ti sei deciso stupido corpo, la stanza gira e io non chiudo gli occhi finché non mi trovo sbalzata fuori dal mio corpo, una specie di fantasma incorporeo che mi assomiglia una cifra.
Osservo il mio corpo disteso...oggi con la pioggia è una giornata perfetta per prendere il piano astrale...
Nessun familiare a rompere le scatole se cado in trance...dunque dunque dunque...
Che indosso oggi?
Immagino un vestito molto kawaii tutto pizzi, fiocchi e volant...ma poi il mio fantasma arriccia la punta del naso, troppo... pretenzioso...Meglio una maglia lunga extralarge che mi ricade sui fianchi sino a metà coscia...se le cosce si vedessero.... E poi con il pensiero mi sospingo verso l'alto in fretta, non vedi nemmeno più il tetto di casa mia o le nuvole cariche di pioggia...un piccolo brivido mi stuzzica la schiena facendomi stringere le spalle, e il mio corpo inizia a fluttuare sotto le stelle verso est...verso la grande metropoli di Milano, le nuvole sono più rade che a casa, e le luci uno spettacolo ogni volta...
Però...non mi sono mai avvicinata così tanto sul piano astrale alla città...non riconosco neppure più le strade....galleggio sulle vie.
Nada, non riconosco il posto.
Ma l'unica via per tornare nel mio corpo... è svegliarmi...e conoscendomi non mi sveglierò dalla trance tanto presto...in passato era Socrate a svegliarmi...salutandomi sulla pancia, o mio fratello bussando violentemente alla porta, ma ora....
Svolazzo svogliatamente sulla città, non riesco ad orientarmi...non ho mai visitato questa parte della città da sveglia...
Che ore saranno?
Non ci sono campanili..
Mentre mi guardo intorno mi trovo quasi ad inciampare in qualcosa che mi porta verso il basso, mi vedo precipitare verso un condominio, spaventata chiudo gli occhi, ora mi sveglio, lo so che mi sveglio.
Il cuore batte a mille per lo spavento, sto precipitando, adesso mi sveglio, adesso mi sveglio.
Poi...silenzio.
Il senso di vuoto, il cadere si placa improvvisamente, sento...il pavimento sotto di me...sotto il sedere.
Il pavimento?
Non c'era il plaid?
Riapro gli occhi.
No, decisamente sopra di me non ci sono travi a vista.
Non sono ancora rientrata nel mio corpo, ma dove sono?
Il luogo mi è familiare...quasi troppo...
Ma è un paio di occhietti felini che mi fissano che mi lasciano perplessa.
I gatti si sa, sono sensibili a questi mondi paralleli...ma quando cerco di mettermi in piedi, metto a fuoco pure il gatto.
"Bicho?"
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